Mese: agosto 2011

trailer

Jane Eyre finisce bene.

L’amore fa male quando lo si fa come lo fai tu.

La vita passata a tentare di dimenticarti.
Come se non fosse già abbastanza merdavigliosa.

Amore, andiamo a vedere Jane Eyre insieme, appena esce?

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family tree #3 (linee evolutive: il rocchenroll)

Gli ’80 sono stati un decennio di vita parecchio duro per certa musica, si sperimenta in molte direzioni e la vena rocchenroll si fa veramente sotterranea.

Lascio a chi si diletta di critica ogni valutazione sul valore di quanto prodotto in quegli anni. Di certo è stata suonata della roba fantastica, colgo l’occasione per invitare ufficialmente come ospite su RoadtoL. il fido Atomic Imagery per una futura serie di “linee evolutive” ad hoc, se gli piacerà.

Menzione speciale per Union Carbide Productions,  il gruppo che anticipa la “New Wave of Scandinavian Rock and Roll”, traghettando in Nord Europa il sacro fuoco della santissima trinità MC5 – Stooges – Sonic’s Rendezvous Band. 

Resta uno dei misteri insondabili del rocchenroll, la vena sommersa riemergerà dove proprio non te lo aspetteresti. Esperimenti genetici segreti di alieni rocchettari?

Gli scandinavi e le bands australiane eredi dei Radio Birdman metteranno a ferro e fuoco i due decenni successivi. Da Detroit a Goteborg a Geelong, la linea continua ad evolversi nei ’90 e oltre.

Stay tuned for more beats

Wipers 1983

Miracle Workers 1985

Union Carbide Productions 1987

New Christs 1988

Natalie Portman, just another rapper bitch

Vediamo di mettere le cose in chiaro da subito, visto che su RoadtoL. la questione “infatuazioni & folgorazioni” potrebbe ricorrere, anzi ricorrerà di certo, anzi già ricorre, con buona frequenza: non sono un pedofilo. Ho praticato del petting durissimo con una dodicenne, ma io ne avevo sedici, pensavo lei ne avesse quindici ed era molto più sveglia di me.

Bene, quando mi sono trovato davanti Natalie Portman in “Leon” nel 1994, lei tredicenne io quasi-enta, ho sentito una fitta al cuore, che si ripete ogni volta che appena sento parlare di lei, anche senza averla davanti in video.

Natalie mi tira scemo. Questo è tutto.

E ancora non ho visto Il Cigno Nero. Che minchia aspetto?

Il colore dell’Irish Folk? Di sicuro non è il verde speranza

E’ tempo di inaugurazioni, qui su RoadtoL.

Si prova ad individuare coordinate, stabilire rotte, percorrere strade.  “Unire i puntini da uno a”…

Frammenti di vita, vissuta o sognata. 

Echi di musiche sempre diverse, diverse tra loro come il giorno e la notte. Perchè no?

E allora, vai col “B-folk” (meraviglioso gioco di parole italo-anglico il cui copyright appartiene al famigerato AndyCandy alias AtomicImagery, per citare due nickname con cui appare sul web).

Oggi tocca a quella che negli anni novanta – quando per un pò è stata abbastanza di moda nel circuito dei pub e dei centri sociali – andava sotto la definizione di “musica celtica”. Meglio “musica dei paesi di tradizione celtica”, chè di musica popolare si tratta.

Per tanti versi è la mia musica del cuore. Non vuol dire la preferita in assoluto. Il fatto è che per temi trattati e strutture musicali evoca in me suggestioni che il cuore lo riempiono o lo frantumano, sigh.

Suoni e voci che dal diciassettesimo secolo o giù di lì arrivano da Isole Britanniche, Bretagna, qualcosa aldiquà e aldilà dei Pirenei, addirittura dalle pendici dei monti Appalachi negli USA.

Si racconta di amori destinati alla tragedia, di tragedie di popoli orgogliosi, dominati e sconfitti ma sempre fieri della propria identità, di oscuri riti pagani in sperdute comunità rurali dove la Natura è una Dea senza pietà. Il violino, il bodhran, le voci femminili così evocative e struggenti. Poi alla fine degli anni sessanta sono arrivate anche le chitarre elettriche, chettelodicoaffare.

Per me, un invito a nozze.

Rendo omaggio con un classicissimo, interpretato da un pilastro del movimento che ha riportato in auge la tradizione popolare “classica” tra fine ’60 e primi  ’70 (Planxty, Moving Hearts…any bells ringing?)

L’occasionale ed incauto ascoltatore sia avvisato: quando si mette a cantare il pubblico, o siete morti, o si piange.

Black is the colour.

I suggerimenti dell’appassionato: Cercate se avete voglia Steeleye Span, Fairport Convention, Pentangle, Clannad, Planxty tra i tanti.

Citazione romana, se non per origine di certo per adozione, per Kay Mc Carthy. Ma soprattutto per Cecilia Gonnelli, voce sublime dei Greenoch, che una volta ha cantato Geordie solo per me, suonando il piano di mia madre e guardandomi con occhi che non dimenticherò. Grazie per esserci sempre.

family tree #2 (linee evolutive: il rocchenroll)

Eh, gli anni settanta…la butto lì grossa: per quelli della mia generazione e con la passione per il rock sono il fulcro attorno a cui ruota tutto il resto.  Rock and roll, punk o metal, hard rock o psychedelia che dir si voglia, quello che di buono è stato seminato nella seconda metà dei sessanta prende forma compiuta, e lascerà un’impronta  indelebile su quanto viene dopo, figli e nipoti fino ai giorni nostri .

Come detto in “family tree #1” quelli che seguono sono spunti, per me assolutamente imprescindibili ma sono solo i miei riferimenti. Fate il vostro gioco, ladies and gentlemen!

MC5 1972

Stooges 1973

Kiss 1975

Sonic’s Rendezvous Band 1976

Radio Birdman 1977