crossroads

Trentuno anni fa, mese più mese meno, mi sono capitati per le mani “Back in Black” e “Iron Maiden”, in prestito da un compagno di scuola che tentava di socializzare con altri nerds non-discotecari per condividere gioie e dolori dell’ingresso nella “scuola dei grandi”.

Era un liceo tranquillo, appena ripulitosi dai residui ingombranti degli ultimi cinque anni dei settanta. Noi imberbi rockers-wannabe non avremmo mai turbato quella tranquillità, eravamo tutti (tre) mediamente molto perbene e pochissimo molesti.

Ci sentivamo parecchie spanne al di sopra degli altri, comunque. Tiè (corna metal a doppia mano).

Richiami ormonali, almeno nel mio caso, ancora quasi niente. Ma stava per succedere qualcosa che avrebbe acceso una fiamma inestinguibile, e che avrebbe cambiato tutto. Ci sarebbe da ricordare anche Quiqueg, il ramponiere tatuato di “Moby Dick” di cui avevo letto qualche anno prima, ma questa è un’altra storia.

Dunque, ho ancora davanti agli occhi l’immagine di quel quadrato tutto nero poggiato sul coperchio del mio nuovo giradischi; da sotto faceva capolino una mezza faccia di zombie con i capelli dritti, in mille colori. Ricordo di essermi chiesto – forse non è così, ma mi piace crederlo – se fosse meglio ascoltare prima quello tutto nero, o quello colorato. E come ti sbagli, al fascino del lato oscuro non si sfugge (mica mi chiamo Luke Skywalker). “Hell’s Bells” ha cominciato a far tremare la sala da pranzo, dovevo pur provarle ‘ste nuove casse dello stereo.

La leggenda vuole che lì abbia avuto luogo la prima seria session di headbanging e airguitar della mia carriera, in quell’occasione interrotta quasi subito dall’intervento castrante di quel testadicazzo di mio padre, il quale in seguito ha sempre continuato a citare gli “Ahsìdisi”, come li storpiava lui, a conferma di seri problemi neurologici da parte mia. Vuoi mettere con Lando Fiorini e Frank Sinatra?

Molto presto ho investito qualcuna delle paghette settimanali di allora nell’acquisto di una cuffia stereo. A filo molto lungo, che sennò il duck-walk non veniva bene.

La mamma, che nei ritagli di tempo suonava Beethoven e Chopin al piano, sorrideva in cucina. Una volta, già molti anni dopo, le ho fatto ascoltare “Blue Jean Blues” degli ZZ Top e le ho chiesto se secondo lei il cantante fosse un nero, e lei con sicurezza ha detto “ma quale nero, si sente che è un bianco, no?”.

Eh, la mia mamma.

…durante la scrittura, in cuffia hanno suonato:

“The valley path” by US Christmas; “I whish I could kill myself again” by Ape; “Voodoo gypsy” by Texas Fog Society; “Good Planets Are Hard To Find” by Oresund Space Collective; “The epidural & the crowning” by Gnod; “All seeing eye” by Dark Fog.

ENJOY THE VIBES

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