Il colore dell’Irish Folk? Di sicuro non è il verde speranza

E’ tempo di inaugurazioni, qui su RoadtoL.

Si prova ad individuare coordinate, stabilire rotte, percorrere strade.  “Unire i puntini da uno a”…

Frammenti di vita, vissuta o sognata. 

Echi di musiche sempre diverse, diverse tra loro come il giorno e la notte. Perchè no?

E allora, vai col “B-folk” (meraviglioso gioco di parole italo-anglico il cui copyright appartiene al famigerato AndyCandy alias AtomicImagery, per citare due nickname con cui appare sul web).

Oggi tocca a quella che negli anni novanta – quando per un pò è stata abbastanza di moda nel circuito dei pub e dei centri sociali – andava sotto la definizione di “musica celtica”. Meglio “musica dei paesi di tradizione celtica”, chè di musica popolare si tratta.

Per tanti versi è la mia musica del cuore. Non vuol dire la preferita in assoluto. Il fatto è che per temi trattati e strutture musicali evoca in me suggestioni che il cuore lo riempiono o lo frantumano, sigh.

Suoni e voci che dal diciassettesimo secolo o giù di lì arrivano da Isole Britanniche, Bretagna, qualcosa aldiquà e aldilà dei Pirenei, addirittura dalle pendici dei monti Appalachi negli USA.

Si racconta di amori destinati alla tragedia, di tragedie di popoli orgogliosi, dominati e sconfitti ma sempre fieri della propria identità, di oscuri riti pagani in sperdute comunità rurali dove la Natura è una Dea senza pietà. Il violino, il bodhran, le voci femminili così evocative e struggenti. Poi alla fine degli anni sessanta sono arrivate anche le chitarre elettriche, chettelodicoaffare.

Per me, un invito a nozze.

Rendo omaggio con un classicissimo, interpretato da un pilastro del movimento che ha riportato in auge la tradizione popolare “classica” tra fine ’60 e primi  ’70 (Planxty, Moving Hearts…any bells ringing?)

L’occasionale ed incauto ascoltatore sia avvisato: quando si mette a cantare il pubblico, o siete morti, o si piange.

Black is the colour.

I suggerimenti dell’appassionato: Cercate se avete voglia Steeleye Span, Fairport Convention, Pentangle, Clannad, Planxty tra i tanti.

Citazione romana, se non per origine di certo per adozione, per Kay Mc Carthy. Ma soprattutto per Cecilia Gonnelli, voce sublime dei Greenoch, che una volta ha cantato Geordie solo per me, suonando il piano di mia madre e guardandomi con occhi che non dimenticherò. Grazie per esserci sempre.

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