cambio turno (parte seconda)

(segue da parte prima)

due

Una macchina si ferma dall’altro lato della strada, spengono il motore. Uno resta al volante, l’altro scende, entra in sala. Cinquantanni buoni anche lui, aria da malandrino di quartiere. Non di quel quartiere, P. non lo conosce. Il Malandrino chiede subito di F., quello della vecchia gestione. Vuole soldi per dei computer mai pagati, appoggia sul bancone le fatture. P. gli dice senza girarci intorno che F. lì non c’entra più niente. Ha venduto tutto, i nuovi proprietari hanno tenuto solo lui a fare i turni di notte, ai mezzi con quell’altro che stasera non c’è.

Me dispiace, ma nun te posso aiutà. F. te lo devi annà a cercà da n’antra parte”.

Mentre gli dice così, P. capisce subito che si metterà male, ne ha viste troppe di facce come quella. Il Malandrino infatti la prende malissimo, vuole risolvere subito tutto senza doversi sbattere chissà dove. La sala è la luce, no? La sala porta soldi. E alza subito la voce.

Nun hai capito un cazzo. Io ‘sti sordi li rivojo adesso. Si nun me li dai me ripiio i compiute….Tu te chiami P., giusto? Me dovete da ridà sti sordi, e subbito”.

A Babbo Natale non gli puoi parlare in questo modo, e dai. Non a questo Babbonatale qua. Non se vuoi andartene sulle tue gambe.

Me dovete, chi? E tu che cazzo ne sapresti de chi sò io? Mò me fai capì. Ce l’hai co’ F.? Te la voi prende co’ la sala? Mbè, mica ce l’avrai co’ me. Pè quarsiasi storia, qua ddrento nun vojio probblemi, aspetti ‘e tre e si voi ne parlamo fori”.

Il Malandrino non sembra sorpreso, però è incazzato nero. Borbotta qualcosa di cui si capisce solo..te faccio vede”, esce dalla sala e va verso la macchina. Forse ci sperava proprio, di risolvere tutto solo con un ringhio. Ma il Babbonatale di stasera non fa ‘Hoo, Hoo!’ e non porta il costume rosso, rossi sono i guantoni da pugile che si ritrova al posto delle mani. Rossi come il sangue che ha cominciato a gonfiargli le vene del collo. Sangue cattivo, che come quello buono non mente mai. Appena il Malandrino esce dalla sala, P. non perde tempo e prende il telefono. Lo sa che di tempo con gente così non ce n’hai tanto. Fa squillare un paio di volte e riattacca. Due minuti, il secondo giro di lancette non è ancora finito e appaiono dal nulla due amichetti fidati e “blindati”, come dice lui.

Gli Angeli custodi. Che succede, zì?”

Altri telefoni vibrano, arrivano anche tre o quattro dei più giovani, i pischelli che ‘tanto nun c’è mai un cazzo da fa, ne ‘sto quartiere’. Il Coro greco.

Con i due Angeli ai lati della porta e il Coro greco appoggiato alle macchine lì intorno, P. si presenta fuori senza aspettare le tre, a vedere che fa il Malandrino.

Le consegne per tutti sono Nessuno se deve azzardà a fa un cazzo, me la vedo io. Solo si me sdraia e nun me movo più allora sfonnateli tutti e due”.

Quello se ne sta nella Mercedes parcheggiata in doppia fila là di fronte, a parlottare col suo compare. P. si avvicina, “Allora, me fai capì che problema c’hai con me?”

Il Malandrino s’è ormai reso conto che non gli sta andando per niente bene, riconosce la situazione anche se adesso è tardi. Meglio tardi che mai, no? No. Qualche volta, tardi vuol dire che forse non torni a casa. Lui si comporta di conseguenza, da vero uomo ‘de panza’: non se ne va alla svelta, no. Lascia il compare in macchina, scende con una mazza da baseball e va addosso a P.

Addosso a Babbonatale roscio di centodieci chili e guantoni rossi con contorno di Angeli blindati e Coro greco. Ahi.

(continua)

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