cambio turno (parte terza)

(segue da parte seconda)

tre

E’ vero, si dice ‘omo de panza, omo de sostanza’. Sarebbe bello se i pischelli del Coro a questo punto mormorassero “Siamo fatti anche noi della stessa sostanza di cui son fatti i sogni”, ma questi si e no hanno finito le medie e si sente solo “’Sto vecchiaccio demmerda è uno coi cojoni, ma nun ha propio capito che je stà pè succede”.

Allora, Babbonatale c’ha diciannove condanne in sospeso per lesioni aggravate, nessuno sa per quale miracolo sta a piede libero ed è riuscito a rimediare un lavoro decente. Solo a sentirne il nome quasi tutti i Malandrini di Roma ancora abbassano lo sguardo, si fanno parecchio nervosi e mordono il freno.

Ancora il Coro greco: Ahò, ma te ricordi quanti n’ha sdraiati zio P., si? O je sparavano o annavano lunghi”.

A cinquantanni, nessuno gli ha mai sparato. I casi della (mala)vita. Buchi di coltello, ce n’ha parecchi qui e lì. Non sa più quante volte s’è fratturato le ossa delle mani a forza di cazzotti. Oggi sta cercando di farla finita, con le storie losche. Ci sta provando, quando ci parli glielo leggi davvero in quegli occhi stanchi. Ma sangue cattivo, come quello buono, non mente mai.

Malandrino incazzato con mazza da baseball. E che problema c’è.

La Furia si scatena all’improvviso. Un calcio d’incontro improvviso al ginocchio di Joe di Maggio, e P. si ritrova la mazza tra le mani mentre l’altro frana a terra. La posa sulla macchina vicina, poi si ferma. Respira, annusa l’aria. La Furia ha sete di sangue, ma ormai la catena che c’ha al collo non si spezza più.

Cavemo cinquantanni, tu anche de più. Pè l’urtima vorta, stattene ‘bbono e dimme che cazzo c’hai con me prima che te faccio male”.

La risposta del Malandrino mentre si rialza, tirare fuori dalla tasca una lama di quindici centimetri. A P. la mazza praticamente gli salta in mano da sola. Uno due tre polso avambraccio ancora ginocchio crac, crac. Un suono che tutti i presenti hanno sentito tante volte. Qualche volta le ossa erano quelle delle mani tue, stavolta no.

Li mortacci tua…!”  E’ tutto quello che gli tiri fuori, a questo Malandrino qua. Si schianta per terra, non si rialza. L’altro, il compare, accende la macchina e scappa. E’ uno della nuova generazione, non ci sono più i Malandrini di una volta.

La Furia sparisce all’istante, è tornato Babbonatale roscio con gli occhi stanchi. Che adesso sono anche tristi. P. è uno di quelli all’antica, ordina a uno dei pischelli del Coro di prendere la macchina e di portare il fratturato davanti al Pronto Soccorso, o dove cazzo vuole lui.

Chiedetejelo prima che sviene, a ‘sto pezzodemmerda”.

Gli Angeli rimettono le ali nella fondina. Sono le tre passate, la sala chiude.

(continua)

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