Mese: marzo 2012

Deja vu

[…] “Per la maggior parte delle persone, i serpenti hanno qualcosa di inquietante. Sono considerati imprevedibili, non è facile catturarli, e si divincolano abilmente per liberarsi da ogni presa. La tradizione popolare definisce insidioso il loro modo di cibarsi: infatti non inseguono le loro prede come fanno molti altri animali, ma aspettano le loro vittime al varco.
Poi, essendo in grado di rallentare il loro metabolismo dopo aver ingoiato la preda, sono in grado di rimanere senza cibo per mesi” [….]

Ma non mi dire.

Chissà se il mio serpente preferito ha di nuovo finito il riposino post prandiale.

Amore mio, di nuovo fame? In caso fammi sapere, qualcosa di me è rimasto. Pochi resti, ma uno spuntino ci viene sicuro.

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Ad occhi aperti (brutto sogno di una mattina qualunque)

Il gioco d’azzardo è una roba da rovinarsi la vita.

Attenti a cosa ci si gioca, il banco vince sempre. Ti concede tutte le occasioni che vuoi, ma solo per portarti via tutto.

Mi consolo bevendo una cosa al bar. Cazzo, ma anche questo è un banco.

E gli occhi, quegli occhi. La croupier sorride mentre mi serve il primo giro, ha capito subito che farà di me quello che vuole.

Devo ricordarmi di lasciarle una mancia, non si viene serviti così tutti i giorni.

“Torni a trovarci, è stato un piacere”.

Mi sento soffocare. Come se avessi un serpente arboricolo avvinghiato attorno al collo. Continua a stringere, sarà per questo che ho la vista offuscata?

Prima di perdere i sensi, sento il serpente che sussurra: “Piccolo mio, mi vuoi ancora vero?”

Dopotutto c’è vita, sul pianeta

Cuore infranto e  rocchenroll, si riparte.

Più o meno era la metà di dicembre, appare un sms del buon vecchio Macchianera che dice “tieniti libero 24 e 25 marzo prossimi, hai da fare con me”. Mi dico che sta mettendo su tipo un rafting alle Marmore o bungee jumping da qualche altra parte o roba simile, vediamo che propone.

Con Macchianera negli ultimi tre anni ci vediamo forse ogni sei mesi, una birra veloce per raccontarci quello che succede nelle nostre vite e poi via. Sono secoli che non facciamo più veramente qualcosa insieme, le strade si sono allontanate parecchio dai tempi dell’università e delle amicizie in comune. Ci sono i figli ora (il suo), lavori che assorbono troppo, una vita (la mia) da ristrutturare che ancora continuo a non capirci niente di come si fa, come al solito.

Ma lui c’è sempre, una di quelle presenze che senti anche a distanza e su cui sai di poter contare. La parola “amico” che trova senso compiuto. Qualche volta succede, meno male. Una consapevolezza che oggi per me ha l’effetto di Cristo che si avvicina al sepolcro di Lazzaro.

Nel mio caso, un Lazzaro rocchettaro pronto alla riscossa. Eh si, dopo tre mesi di attesa e curiosità repressa finalmente ci siamo, e il mistero è svelato: dal cilindro di Macchianera vien fuori un biglietto per il prossimo concerto di Mark Lanegan a Bologna. Stupore e commmozione.

Si va per una zingarata vecchio stile, di quelle che, come cantava Scott Morgan, “gettin’ there is half the fun“. Io aggiungo che anche i ritorni sono sempre da ricordare, e se pure il concerto sarà all’altezza tanto meglio, sennò vabbeneuguale.

Di Lanegan dirò poi, a zingarata conclusa. Quello che so è che se ti canta la lista di nomi dell’elenco del telefono può trasformarla in un romanzo di Cormac Mc Carthy.

Per ora preparo la musica da ascoltare in macchina.

Grazie vecchio, ti voglio bene. L’ho detto e lo ridico, si riparte.