Mese: maggio 2012

Un giorno ancora, poi smetto

Cinquantasette lettere.

“Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia/Quello che non c’è”

Mi ossessionano da tanto di quel tempo che mi vergogno a dirlo. “Solo un altro giorno. Forse domani cambierà”.

Eppure è sempre stato tutto davanti ai miei occhi, fin dal primo momento. Ho scelto di non credere all’evidenza, presuntuoso buon samaritano con la Sindrome del Guaritore, convinto di poter cambiare la testa e il cuore di chi non ha mai avuto testa e cuore, se non per farsi male e fare del male alle persone che ha vicino.

Alla fine ho accettato di dover dire Addio senza riuscire a smettere di amare, continuo ad andare contro ogni razionalità e buon senso. So che è stato un addio a qualcuno che non c’è mai stato veramente, e per questo fa ancora più male. Mi fa male accorgermi di quanto una mezza vita non mi sia servita a niente, ancora oggi. Non ho imparato niente.

O forse si, dopo tutto. In fondo ho capito benissimo. Anche se una parte di me proprio non vuole accettare la lezione. Perchè mi fa troppa paura. Perchè a questo punto della vita vuol dire ammettere la sconfitta,  la resa senza condizioni.

Non è vero che è solo questione di tempo, che prima o poi succede. Puoi passare la vita a cercare, aspettando di incontrare la persona dei tuoi sogni, senza mai trovarla. Non importa se perchè non esiste o perchè le strade non si incrociano, non fa differenza. Prima hai solo ventanni, poi trenta. Poi quaranta. Aiuto.

Anche se col tempo riesci a diventare un uomo migliore, e chissà se ci riesci, può essere tutto inutile. Ti riduci a vedere violato e violentato l’amore che provi – chissà perché, ma lo provi –  dalla stessa donna a cui hai scelto di farne dono con semplicità e passione, credendo in nome di quello che sentivate insieme che potesse essere ricambiato. Insieme, altre sette lettere che pesano come una montagna sulle mie spalle.

Insieme è un’altra cosa, Betty.

Ecco fatto, l’ho scritto. Che fatica terribile, mi costa. Continuo a sentirmi moltissimo a disagio, spero che passi perchè ormai ho deciso. Tiro fuori gli scheletri dall’armadio e li appendo in cortile, in bella mostra. Senza nascondermi dietro frasi criptiche o testi di canzoni presi in prestito. Non c’è più niente di cui avere paura.

Solo oggi mi sembra che RoadtoL. cominci ad avere un senso, per me.

E allora? E allora niente.

Solo un’altra canzone, per coccolarmi. Una sigaretta dopo l’altra, ho ricominciato anche a fumare. Solo un altro giorno, poi smetto di nuovo. Smetto sul serio.

.

.

Annunci

L’Uomo Nero esiste

E fa paura, ma solo per come suona.

Anzi suonava, ai suoi tempi. Poco importa, ogni tanto vivere nel passato non fa male. In musica poi, è quasi d’obbligo se si amano certi suoni.

Bach e il Blues insieme, ad esplorare terre musicali sconosciute fino ad allora.

Già nell’87, quando ce l’ho avuto davanti a pochi metri mentre partiva con l’assolo di “Child in Time”, si sentiva che aveva perso scioltezza nelle dita. E non aveva quasi più quell’aria spiritata, quell’espressione altezzosa da Dio annoiato sceso in terra a fare dono del Riff ai poveri umani inconsapevoli.

Ma è comunque uno dei ricordi più incredibili che ho, essere di fronte a Ritchie Blackmore con il suono della sua colonna di Marshall sparato nelle orecchie.

Qui sotto ce l’aveva ancora, c’era intorno a lui quella specie di Shining ultraterreno ad accompagnare uno dei chitarristi più pazzeschi di sempre.

.

Il live @ California Jam del ’74, ladies & gentlemen, è una goduria totale dall’inizio alla fine.

Sulla strada verso L.

Sono andato per vie secondarie vagando piano piano tra Lazio e Umbria, il borbottìo sommesso del boxer della vecchia Elsa che mi accompagnava.

Un cappuccino bollente che ti leva di dosso il sonno e l’umidità della mattina presto, già sono passati quasi cento chilometri per arrivare sui Cimini e fare ciao ciao alla faggeta senza fermarmi.

Mi aspettano, in un altro Bosco, presenze enigmatiche che non sembrano affatto sorprese di rivedermi lì. Io invece sono emozionato, per un pò non si vede nessun’altro in giro. Mi godo quei momenti solitari cercando di decifrare i bisbiglii che sento provenire da quelle figure di pietra, ricoperte di muschio e scolorate dagli anni.

Sol per sfogar il core“, trovo scritto su di un cippo messo lì a consolazione del visitatore. Più che uno sfogo servirebbero pezzi di ricambio. ‘Warning: System Failure’  appare oggi scritto sul display del povero muscolo affranto. Dopo un amore non ricambiato, sostituire la parte danneggiata.

Ma oggi non c’è spazio per gli spettri, la strada chiama. Su fino ad Orvieto e poco oltre, a celebrare uno dei rituali motociclistici dei miei anni ’90: i venti chilometri o giù di lì di  Umbro Casentinese che porta a Ficulle, la meravigliosa e temibile ss71 che ha visto compiersi alcune delle gesta più improbabili del branco di allora. Il polso è parecchio arruginito, ma il vecchio L. e la sua Elsa si divertono come bambini.

“Ancora, fammi andare ancora” sembra mormorare Elsa, e planiamo sulle ali di un vento gentile che increspa distese di verde punteggiate da esplosioni multicolori, uno spettacolo pirotecnico alla luce del sole per gentile concessione di Madre Natura. E questo splendore tutto intorno, mioddio forse c’è qualcuno lassù?

Mi torna in mente il messaggio di gioia lasciato da un writer romantico sul muro di un vicolo a Livorno,  “Dico che la primavera impazza”. Sembrano secoli fa, di certo era la vita prima di questa.

Ecco Bolsena, il giro del lago a pochi metri dalle acque calme è la panacea che tutto placa. Il groviglio di spine che mi porto dentro è sciolto per qualche ora, almeno fino al prossimo incubo notturno. Si torna a casa.

“Oh bella, guarda che ferrovecchio. Chissà il tipo con ‘sta moto rudere, che musica ascolterà?” Indovina, bischero.

Il ritmo di guida è il mio solito, lo stesso della vita di oggi. Un bradipo alimentato a rocchenroll. Il motore di Elsa gira all’unisono con questa roba qui sotto:

Ecco che roba ascolta, il rudere. Fermatemi, se ci riuscite.

—————————————————————————————————————————

Oggi sono il Re del mio mondo, nessuna Regina Malefica può rendermi preda dei suoi incantesimi.

Ho detto niente Donne Serpente, che ho ancora i segni dei morsi sul cuore.

Sono gli ultimi giorni di Maggio. L’inverno del nostro scontento si è tramutato in estate gloriosa sotto questo sole, sulla strada verso L.

Solo per oggi. Domani si vedrà.

.

Fratture ricomposte

Basta, non ce la faccio più ad aspettare. Stringere la cinghia per riuscire a sopravvivere va bene, ma quando ci vuole ci vuole.

Domattina rimonto in sella alla vecchia Elsa rediviva, e via per una zingarata in solitaria come ai vecchi tempi. Un giorno solo, ma ho bisogno di ricordarmi chi sono e cosa mi dà gioia.

Strada che scorre, quasi senza meta. Un pieno di benzina e non di più, ma basterà. Si va a nord, per stradelli e borghi in rovina. Via dallo schifo e dal grigio della città che non ha niente da offrirmi.

Stammi dietro, se ci riesci. Ma lasciami in pace. Lasciami vivere. Mi hai portato via abbastanza, maledetta.

Lasciami in pace, solo per un giorno.

Lunedi mattina

Procedura di attivazione per uscire dal Rifugio di L. e affrontare la settimana che ti viene contro a velocità smodata.

RoadtoL, avanti!!

PS Se suonassi in una band, questa canzoncina l’avrei di certo rifatta in versione punk’n’roll.

Continuo a fischiettarla da quando avevo undici anni. Qualche volta funziona, contro i mostri di Vega.