Sulla strada verso L.

Sono andato per vie secondarie vagando piano piano tra Lazio e Umbria, il borbottìo sommesso del boxer della vecchia Elsa che mi accompagnava.

Un cappuccino bollente che ti leva di dosso il sonno e l’umidità della mattina presto, già sono passati quasi cento chilometri per arrivare sui Cimini e fare ciao ciao alla faggeta senza fermarmi.

Mi aspettano, in un altro Bosco, presenze enigmatiche che non sembrano affatto sorprese di rivedermi lì. Io invece sono emozionato, per un pò non si vede nessun’altro in giro. Mi godo quei momenti solitari cercando di decifrare i bisbiglii che sento provenire da quelle figure di pietra, ricoperte di muschio e scolorate dagli anni.

Sol per sfogar il core“, trovo scritto su di un cippo messo lì a consolazione del visitatore. Più che uno sfogo servirebbero pezzi di ricambio. ‘Warning: System Failure’  appare oggi scritto sul display del povero muscolo affranto. Dopo un amore non ricambiato, sostituire la parte danneggiata.

Ma oggi non c’è spazio per gli spettri, la strada chiama. Su fino ad Orvieto e poco oltre, a celebrare uno dei rituali motociclistici dei miei anni ’90: i venti chilometri o giù di lì di  Umbro Casentinese che porta a Ficulle, la meravigliosa e temibile ss71 che ha visto compiersi alcune delle gesta più improbabili del branco di allora. Il polso è parecchio arruginito, ma il vecchio L. e la sua Elsa si divertono come bambini.

“Ancora, fammi andare ancora” sembra mormorare Elsa, e planiamo sulle ali di un vento gentile che increspa distese di verde punteggiate da esplosioni multicolori, uno spettacolo pirotecnico alla luce del sole per gentile concessione di Madre Natura. E questo splendore tutto intorno, mioddio forse c’è qualcuno lassù?

Mi torna in mente il messaggio di gioia lasciato da un writer romantico sul muro di un vicolo a Livorno,  “Dico che la primavera impazza”. Sembrano secoli fa, di certo era la vita prima di questa.

Ecco Bolsena, il giro del lago a pochi metri dalle acque calme è la panacea che tutto placa. Il groviglio di spine che mi porto dentro è sciolto per qualche ora, almeno fino al prossimo incubo notturno. Si torna a casa.

“Oh bella, guarda che ferrovecchio. Chissà il tipo con ‘sta moto rudere, che musica ascolterà?” Indovina, bischero.

Il ritmo di guida è il mio solito, lo stesso della vita di oggi. Un bradipo alimentato a rocchenroll. Il motore di Elsa gira all’unisono con questa roba qui sotto:

Ecco che roba ascolta, il rudere. Fermatemi, se ci riuscite.

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Oggi sono il Re del mio mondo, nessuna Regina Malefica può rendermi preda dei suoi incantesimi.

Ho detto niente Donne Serpente, che ho ancora i segni dei morsi sul cuore.

Sono gli ultimi giorni di Maggio. L’inverno del nostro scontento si è tramutato in estate gloriosa sotto questo sole, sulla strada verso L.

Solo per oggi. Domani si vedrà.

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3 thoughts on “Sulla strada verso L.

  1. e noi siamo ricchissimi perchè siamo ancora in grado di nutrirci di questo, degli abbracci degli amici, di una piega ben fatta, di un panino con il prosciutto tagliato a mano, del primo dente di tuo figlio che fa capolino
    quando ride…

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