L’Uomo Nero esiste

E fa paura, ma solo per come suona.

Anzi suonava, ai suoi tempi. Poco importa, ogni tanto vivere nel passato non fa male. In musica poi, è quasi d’obbligo se si amano certi suoni.

Bach e il Blues insieme, ad esplorare terre musicali sconosciute fino ad allora.

Già nell’87, quando ce l’ho avuto davanti a pochi metri mentre partiva con l’assolo di “Child in Time”, si sentiva che aveva perso scioltezza nelle dita. E non aveva quasi più quell’aria spiritata, quell’espressione altezzosa da Dio annoiato sceso in terra a fare dono del Riff ai poveri umani inconsapevoli.

Ma è comunque uno dei ricordi più incredibili che ho, essere di fronte a Ritchie Blackmore con il suono della sua colonna di Marshall sparato nelle orecchie.

Qui sotto ce l’aveva ancora, c’era intorno a lui quella specie di Shining ultraterreno ad accompagnare uno dei chitarristi più pazzeschi di sempre.

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Il live @ California Jam del ’74, ladies & gentlemen, è una goduria totale dall’inizio alla fine.

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