Effetti collaterali

Ascolto musica da quando ero piccolissimo.

Mia mamma era diplomata al conservatorio, suonava il piano in casa ed era felice di vedermi appassionato. A tutta la musica, senza distinzione. Non ho mai imparato a suonare alcuno strumento, cosa di cui mi rammarico moltissimo. Mi sarei visto bene, su un palco con una Gibson SG a far delirare folle di hard rockers capelloni negli anni settanta.

Qualche volta mi capita anche di sognarlo, una roba ricorrente. Sono a casa, prendo in mano una chitarra, per un attimo penso – ma che faccio, tanto non so suonare – e poi tiro fuori dei riff pazzeschi, lenti, una roba stoner bluesy che neanche Josh Homme  se la sogna. Ed è come se li sentissi davvero uscire dall’amplificatore, giuro. Una sensazione bellissima. Ok, lo so. Prendo appunti per il famoso analista da cui non andrò mai.

Ma non fa niente, c’è sempre l’air guitar, quella non me la leva nessuno. Ci sono i concerti, ma tanti ormai che non li conto più. E la musica nell’aria, certo. Che accompagna ogni momento della mia vita, dovunque mi trovo. Ascoltare la musica che mi piace è qualcosa che mi fa provare una gioia intensa, che va oltre il puro intrattenimento di chi accende la radio o mette su un disco per distrarsi quando fa le pulizie o mentre sta in fila chiuso in macchina, o per non sentire le urla dei vicini.

E non riesco a stare fermo, mai. Non è questione di rocchenroll e ritmi scatenati, io comincio a scuotere la testa e ad agitare le mani anche quando ascolto il Requiem di Mozart in una chiesa. O quando metto Tim Buckley  prima di dormire, per invocare i sogni più struggenti possibili e tenere lontano qualsiasi spettro da due soldi nascosto lì nell’ombra.

La mia personalissima arte marziale, il Tai Chi di RoadtoL. Sono cintura nera.

Ci si deve esercitare, attenti. Non è cosa da tutti, se perdi il controllo sei finito. In un attimo ti puoi ritrovare davanti una cassiera del supermercato che chiama la Sicurezza, o un parroco che tenta di farti un esorcismo. Per non parlare delle vecchiette al parco che fuggono urlando se incrociano uno in mutande da jogging che scuote il bacino con aria ammiccante sibilando “Stay on the scene/like a sex machine”.

Vai col video.

Grandissimo psych-hard rock ripigliato da un master-sampler coi fiocchi.

Annunci

Vuoi commentare?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...