Mese: luglio 2012

Bag of bones

Caro Lo ieri sera mi chiedevi l’Anna pensiero… Ho il terrore di perderti. Di andare via da Roma e lasciare qui quel tuo muso antipatico ma anche dolce che amo tanto. C’è qualcosa che non riesco a spiegarmi sul nostro rapporto. Ti amo eppure a volte vorrei scappare a gambe levate da te. Quando non ci capiamo, soprattutto. Poi capita di stringerci stretti stretti e penso che vorrei sentire quella sensazione di benessere per sempre! In tutto questo casino per la mancanza di lavoro, decisioni importanti che si profilano non più solo all’ orizzonte ma diventano quasi materia che posso toccare solo allungando una mano, ci sei tu. Ti sembrerà strano ma il pensiero di lasciarti qui, nel vicolo di Porta Furba, mi turba. Perché nonostante tutto nella mia maniera un po’ stramba ti considero il mio uomo. Scorbutico, che alza la voce, a volte spiacevole ma che è dentro di me”.

Terrore di perderti, Ti amo, vorrrei sentire quella sensazione per sempre, ci sei tu, ti considero il mio uomo, sei dentro di me.

A vederlo scritto nero su bianco ci avevo creduto. Mi sono detto che era finalmente arrivato il momento in cui mi avresti dimostrato che ci tenevi, a me. Ottanta anni in due, stavamo per “diventare grandi”.

Sei sparita dieci giorni dopo avere scritto questa roba, non ho più saputo niente di te. Dopo tutto questo tempo, io sto ancora qui a chiedermi come sia possibile dire certe cose a qualcuno se poi non c’è niente di vero, come hai dimostrato.

Mi vergogno di me stesso, per averti implorato fino all’ultimo di restare con me. E mi vergogno ancora di più perchè non riesco a dimenticarti.

Ti odio, con tutta la forza di cui sono capace. E anche questo significa darti importanza.

Volevo dirtelo un’ultima volta. Buon divertimento.

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Notizie dal fronte

Ho la gola secca da morire, peggio che se avessi ingoiato due badilate di polvere. E’ora di un cicchetto pomeridiano. Chivas Regal aged 12, per cambiare. Mi serve per farmi coraggio. La situazione peggiora sempre di più, cazzo.

E intanto mi pugnalo al petto con questa. Non aiuta, ma diochebella. A proposito di polvere, di morte e d’amore.

Per la prima volta gli scheletri che appendo qui fuori in cortile non hanno a che fare con quella disgraziata senza cervello che mi ha spezzato il cuore. Per quello c’è sempre tempo, chissà quanto mi ci vorrà per riparare i danni, se mai ci riuscirò.

Sopravvivenza di base. Lavoro, guadagnarsi da vivere per pagare affitto bollette & affini. Dall’inizio del 2008 ho abbandonato la vita tutto sommato rassicurante dell’impiegato a tempo indeterminato, chimicoqualitativo in una grande azienda farmaceutica, per effetto di una serie di scelte – ad oggi rivelatesi fallimentari – legate alla sfera sentimentale e in parte a questioni di insoddisfazione latente, l’ansia esistenziale di uno che a quarantanni suonati si chiede “ma che ci sto a fare qui in questo mondo del cazzo?”.

Succede. Poteva essere l’inizio di una nuova vita, no?

Il risultato è che da quattro anni sono diventato uno degli innumerevoli lavoratori precari che annaspano per restare a galla, in un mondo del lavoro che di certo non favorisce il reinserimento – nel mio caso il riciclarsi completamente – di un ultraquarantenne che ricomincia tutto da capo. Il contesto specifico non è poi tanto importante, se mai qualcuno volesse farsi un’idea del pantano in cui mi trovo oggi può buttare un occhio al racconto che appare sotto al logo del blog, vagamente autobiografico. Così magari faccio autopromozione delle mie doti letterarie. Pulp di borgata, hee.

Comunque, dicevo che la situazione peggiora sempre di più, cazzo. Con la sospirata (?) Riforma del Lavoro appena diventata operativa le prospettive sono pessime, all’improvviso i famigerati contratti co.co.pro. e simili sono fuorilegge e le aziende devono assumere. Si, ma quanti ne assumeranno di quelli che lavorano oggi? Ancora non si sa molto, ma ad occhio e croce nel mio campo di gioco (altro riferimento velato) non più del 50-60% , se va bene. Gli altri, tagliati.

Per non parlare dei criteri di scelta che troppo spesso vengono adottati dai datori di lavoro nella nostra amata Italietta, quasi sempre nel mio ambiente di oggi: hai le tette sempre bene in vista e le gambine appena aperte, stile Sharonstonebasicaistintiva? You’re in. Giochi a calcetto col capo ogni giovedi sera, e magari lo fai anche vincere? You’re in. Sei uno bravo, che non arriva in ritardo, che maneggia soldi e clienti come pochi, onesto e leale coi colleghi? You’re history, dude. Next!

E io che ho passato gli utimi quattro mesi a risparmiare centesimi per riuscire ad andarmene in montagna a rifiatare dopo tre anni, sto per partire con l’angoscia fuoriscala. Zaino in spalla e Pandora a fianco, sulle Alpi a urlare la mia disperazione. Perdio, si. Per una vita che non si sa dove andrà a finire, dal primo settembre. E se mi segano che faccio?

Intanto mi verso un altro aged 12 con ghiaccio, che s’è fatta l’ora dell’aperitivo. Scherziamoci su, per sdrammatizzare. Metto su un paio di pezzi stoner belli tirati, di quelli che danno la carica.

Io non ho più idee. Non ne ho quasi mai avute, a quanto pare. Visto come sta andando. E non mi sto piangendo addosso, sia chiaro. Non oggi, che nessuno si azzardi. Al terzo Chivas comincio ad essere un pò brillo, questo si. E i Sungrazer in cuffia pestano come dannati, belli loro. “Ogni pensiero vola”. Si, ma dove?

Leggo e sento in giro di gente che si licenzia per fare il giro del mondo in bicicletta. Ma non dicono mai cosa fanno, dopo. Altri che “cambiano vita” investendo i cinquecentomila euro ricavati dalla vendita della seconda casa di famiglia. Bravibravi, proprio un salto nel buio.

A proposito di famiglia, grazie papà. Il mio vecchio si, che ha capito come godersi la vita. Spero si arrostisca lì sulla sua spiaggia dimmerda, a Cuba o dove cazzo si è andato a nascondere per sfuggire ai demoni che tanto prima o poi lo raggiungeranno, chetticredi. E brucerai per la fottuta eternità, stronzo. Anche questa prima o poi la racconto, dai.

Ok, sono ubriaco.

Speriamo di non fare casino coi soldi se devo pagare un cliente, solo altre due ore e stacco. Del lavoro si riparla a settembre, a cose fatte. Io continuo a cercare, prima o poi le cose devono andare meglio. Vero?

Nel frattempo continuo ad urlare, in silenzio. Con questa.

.

26 luglio 2012. Sant’Anna. E allora ditelo, no? Ma vaffanculo, dai.

La Confederazione #4

E che dovrei scrivere su Janis Joplin? Non ci penso nemmeno, no fucking way.

Nel ’69 i Lynyrd Skynyrd andavano ancora alle elementari, credo. Non si parlava di Southern Rock, ancora. E lei era inarrivabile. Lo è ancora oggi, lo sarà sempre.

A ventisette anni ne dimostrava cinquanta, cazzo. Si vedeva da lontano che non sarebbe durata. E Kozmic Blues è un titolo fantastico.

Scendo alla prossima

Seduto davanti al monitor, tempo che non passa. Vita da guardiano dei porci, nella mia strana Fortezza della Solitudine ad aspettare il nemico. Tartari immaginari, chissà se mai arriveranno.

Rollercoaster dell’umore, sindrome bipolare degli ascolti.  Dai Black Sabbath a Cat Stevens in quattro mosse, passando per i Free. Poi estraggo l’asso dalla manica.

Posso scendere, per favore?

Hop, hop

Serve un pò di carica, stamattina.

Comincio ad organizzarmi per la prima vacanza vera che riuscirò a concedermi dopo tre anni, e visto che nel pomeriggio non lavoro darò ufficialmente il via al progetto “Trekking Orobie 2012” che ad Agosto mi vedrà calpestare sentieri e salire vie ferrate per una decina di giorni. Prima tappa, biglietto del treno.

L’esorcismo continua, la strada verso L. sale in montagna. Dai, che poi è tutta discesa.

Con questa nessuno mi può fermare, a piedi o a pedali.

 

Una canzone per me

E’ arrivata l’ora dell’aperitivo.

Una parte di MC5, una parte di Stooges. Aggiungere il soul di Scott Morgan, il basso pulsante di Gary Rasmussen.

Bere tutto d’un fiato. Agitarsi durante l’uso.

Aperitivo storto, Jack & Polly Jean

Dopo anni passati a bere Southern Comfort affogato nella birra rossa, sto sviluppando una discreta propensione per il Jack Daniels. Come direbbe una mia ex fidanzata di tanti anni fa, ho smesso con le bevande da signorina per passare a qualcosa di veramente maschio.

Maschio? Mah, non ti dico. Stasera mi sento che vorrei stendermi in una bara di cristallo e dormire, dormire, dormire. Aspettando la mia Principessa Azzurra, che probabilmente a quest’ora del pomeriggio starà già alla quarta bottiglia di Heineken e figurati se posso perdere tempo a parlare con te, piccolo. Clic.

Stupido Bianconeve dei miei stivali. ‘Fanculo la Principessa. Anyway, In my glass coffin I’m waitin’