Oggi avresti compiuto settantatre anni.

Saresti stata una vecchina dalle mani ossute, seduta al piano tentando di ricordare le partiture che una volta suonavi senza esitare. Ad occhi chiusi, come sempre.

Quel pianoforte è tornato da anni nella casa dove avevi imparato a suonarlo quand’eri bambina. Non è la mia casa.

Ma se sono io a chiudere gli occhi ti vedo ancora qui nella mia stanza, e il suono di quella musica mi culla come faceva allora.

Vecchina bianca, ricurva sul tuo pianoforte nero. Continua a suonare, mà.

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