Canzone per maestri Jedi

E che titolo?  Scroscio di applausi. Il Riff è potente, in questa band.

Un incrocio clamoroso tra Alive dei Pearl Jam, Simple man degli Skynyrd e Dopes to infinity dei Monster Magnet.

Pochi gruppi imbroccano canzoni di questa portata. Magari una sola, ma che importa.

Che lo schermo si apra, che il volume si faccia assordante.

Annunci

Erezioni

NON ho deciso di darmi al porno. Le erezioni in questione non sono le mie, di quelle ho pudore a parlare perchè sono un ragazzo a modino.

Ero uno dei circa quarantanta presenti al concerto di mercoledi sera degli australiani Hard-Ons (“Le erezioni”, appunto), all’ Init Club. Quaranta nostalgici per celebrare venticinque anni di cazzeggio dei nostri eroi all’insegna del pop-metalcore più divertente di sempre.

Loro da veri professionisti non si sono scomposti punto a causa del locale tristemente deserto, e ci hanno dispensato sorrisi, autografi e facce buffe prima e dopo lo show, oltre ai canonici sessanta minuti di caos sonoro.

Dice il buon Blackie qui sotto: “Sono qui per fare rock. Mica per lavorare. E checcazzo, mi tocca già lavorare quando sono a casa”. Per intenditori.

Chicca imperdibile, gli AcDc suonati dai nostri Cazzoni preferiti

Le mie due preferite di sempre, di quando ero ‘ggiovane

Due titoli mai così attuali come oggi, per RoadtoL: “Sei fasulla” e “Chi pensi di prendere per il culo“. Me, ovviamente. Ahahahah

Com’è che scriveva?  “…sei l’unico che mi ha fatto sentire donna, i tuoi abbracci mi hanno fatto sentire al sicuro, le tue carezze mi hanno fatto fremere di desiderio.”

Potere di un’erezione o due. Al giorno, dopo i pasti o alla mattina presto. Ops, avevo detto che delle mie non parlavo. Chiedo perdono.

Città nella città

A caccia dell’illusione di vivere in una città deserta.  Metropolitana metafisica.

Il mio personalissimo “Io sono leggenda” di ciclista urbano, nella sera di un venerdi romano.

Di sopra, il ponentino di ottobre sfiora gentile migliaia di carcasse di lamiera a motore piene di idioti vestiti a festa, in fila verso il centro.

Io qui sotto, unico partecipante di una flash mob per pagliacci senza sorriso. Mentre aspetto la metro continuo chiedermi come farò mai a incontrare la donna dei miei sogni se continuo a fare questa vita.

Donna dei ….che? Ahahahahah

Riemerso alla superficie, il vento sul viso mentre pedalo mi schiarisce appena le idee. L’immagine che ho nel cervello continua in qualche modo perverso ad avvelenarmi l’anima, anche se ormai non riesco più a distinguere i lineamenti del suo viso.

Poi il dio del rocchenroll mi viene in aiuto, e tutto torna nell’oblio. Pasta e ceci della Zia Flavia, sto arrivando.

the YES-MEN “Anglo girl desire

Caccia grossa

…Vi ammazzo tutte, figlie di puttanaaaaa!!

In un saloon di periferia infestato da zanzare di borgata, cosa resta se non sfidarle a duello.

Scelgo io l’arma. Rocchenroll, ovviamente.

Chissà che effetto gli fa, magari si mettono a zompare a suon di musica e mi lasciano stare.

Lavoro di merda. 

Stronzette succhiasangue, beccatevi questa.

“Mosquito crucifixion” 1977

 

La Confederazione #5

Finto rock sudista dei giorni nostri, una ballatona acustica suonata da un anglo-svizzero di origine italiana (!) che mi si è infilata in testa a tradimento, e non se ne vuole andare.

E chi vuole mandarla via.

Colpa della mia passione per Sons of Anarchy, che ha una colonna sonora dellamadonna da cinque stagioni.

Non mi diverto

E non va bene.

Ridersi la vita, questo ci vorrebbe. Impresa eroica, oggi.

E che due coglioni, dover sempre fare buon viso a cattivo gioco. Che fatica.

Il tipo che suona la chitarra qui sopra si chiamava Peter Laughner. Quello che faceva gli piaceva parecchio, credo. Aveva un dono raro, tirava fuori l’anima da sei corde e un pick up.

Lui si è forse divertito, a modo suo. S’è fottuto il fegato con ogni schifezza possibile e c’ha lasciato le penne nel ’77, a venticinque anni.

Ha fatto in tempo a lasciare ai posteri pochi frammenti di musica, mai messo piede in uno studio di registrazione.

L’assolo di apertura di questa canzone – ripreso poi al minuto 3:50 – dovrebbe essere insegnato nelle scuole. Sguaiato, ruvido, lacerante, disperato. Il suono dell’amarezza per una vita che non ha niente da dare, dell’ultimo fuck ya sputato in faccia a tutto il mondo.

Da mandare nello spazio per far conoscere il rocchenroll agli alieni.

Uno dei pezzi del cuore infranto di RoadtoL.

Surviving (black) Betty

Whoa, Black Betty (bam-A-lam)

Black Betty had a child (bam-A-lam)

The damn thing gone wild (bam-A-lam)

She said “It weren’t none of mine” (bam-A-lam)

The damn thing gone blind (bam-A-lam)

I said oh Black Betty (bam-A-lam) 

Conoscevo la canzone del vecchio Leadbelly da un bel pò, e il collegamento con Betty-Che-So-Io era stato immediato.
Ma non avevo mai fatto caso al testo, e qui si va nel soprannaturale:
Black Betty aveva un bambino/Lei disse ‘non è cosa che mi riguardi’ (liberamente tradotto, ma siamo lì)
La storia si ripete, si potrebbe dire.
Che tristezza.
La versione dei due sbarbati qua sopra è un bel pugno nello stomaco,  whoa.